Sintesi degli interventi

Salvatore Fricano 1 commenti 50 visite

Viene qui proposta la sintesi degli interventi dei relatori durante le giornate filosofiche a Santa Fosca, Selva di Cadore (Belluno).

…Le passioni – che non di rado appaiono come stati emotivi ricchi di contraddizioni, per cui il soggetto, perso l’originario equilibrio, assume atteggiamenti inquietanti, caratterizzati da desideri in contrasto con la ragione e comportamenti incompatibili con le dinamiche di una vita individuale e collettiva ben regolata – non potevano non essere oggetto di attenta analisi da parte dei filosofi.

a)      Una rappresentazione emblematica della passione, intesa come attrazione o repulsione verso un oggetto o una persona, di tale intensità da escludere altri interessi e da travolgere ogni possibile ostacolo morale e sociale, compromettendo l’equilibrio psichico e la capacità di discernimento e di controllo delle azioni, si trova nei personaggi di Fedra e Medea. Gli stoici, che identificano la psiche umana con la ragione, vedono nella passione una ragione accecata, e perciò non possono che chiederne l’eliminazione. Essi hanno infatti rifiutato quella complessità dell’anima affermata in precedenza da filosofi come Platone, che alla diffidenza nei confronti dei desideri sensibili accompagna l’esaltazione dell’eros, e Aristotele, che considera la scelta tra diverse opzioni opera di un “pensiero desiderante o desiderio pensante”, e formula un giudizio negativo non sulle passioni, di per sé indifferenti dal punto di vista morale, ma sul mancato governo di esse da parte della ragione. Ma platonici, aristotelici e stoici concordano sulla necessità di mettere in guardia contro il loro predominio.

Elio Rindone

b)    Spinoza inaugura il naturalismo moderno mostrando come tra emozioni e ragione non vi sia alcuna frattura ontologica o sostanziale. Le emozioni diventano “passioni” quando il soggetto le subisce non portandole a coscienza, “azioni” quando adeguatamente conosciute, moderate, agite. Ecco perché delle faccende umane non bisogna né ridere, né piangere, né provare disgusto o riprovazione: esse, semplicemente, vanno comprese. Passione per eccellenza, anzi “azione” umana in sommo grado è proprio la conoscenza della natura-Dio in generale e dell’uomo come parte integrante e coerente dello stesso sistema naturale, sia attraverso la ragione analitica cartesiana che l’intuizione diretta, il cosiddetto “amor Dei intellectualis“. La tradizione buddista, oltre a concordare sostanzialmente con la posizione naturalistica spinoziana (le emozioni sono un fatto assolutamente naturale e vanno comprese ed accettate per quello che sono), propone una serie di metodi per affrontare le cosiddette “emozioni distruttive” (o “veleni della mente”), ovvero per stemperare, moderare, prenderci cura delle emozioni che ci fanno stare male. Fine “soteriologico”, “terapeutico” della pratica buddista è proprio quello di comprendere la nostra natura interiore armonizzandola con la realtà così com’è, trasformando l’energia delle emozioni distruttive in passione creativa, rasserenante, gioiosa e compassionevole. Le passioni, dunque, non sono da reprimere, bensì da trasformare

Francesco Dipalo

c)     Le passioni analizzate da un punto di vista naturalistico sono state distinte in quattro sottogruppi: 1) paura e vergogna, rivisitando tra gli altri anche le posizioni del nostro Giambattista Vico circa il ruolo svolto da queste due passioni nella civilizzazione umana; 2) simpatia come passione fondamentale della natura umana, rivisitando il rapporto che tra questa simpatia e la ragione intesa come «passione calma» è stato prospettato da Hume; 3) istinti sociali e cultura morale nella prospettiva evoluzionistica darwiniana; 4) passione per l’indagine filosofica e passione per il potere (filocrazia), che ovviamente si manifesta in molteplici forme (ricchezza, successo, notorietà, carrierismo politico, ecc.) e oggi può trovare la sua manifestazione più insidiosa nell’uso mercantile e privatistico delle bio-tecnologie. Nel presentare queste passioni si è cercato anche di mettere in discussione i pregiudizi che spesso impediscono un confronto sereno con la moderna visione naturalistica del rapporto tra passioni e ragione

Orlando Franceschelli

d)    Ho proposto solo spunti, in base alle mie letture. L’argomento è veramente molto ampio e le mie forze non sono corrispondenti al compito. Karl Jaspers aveva già evidenziato che l’esistenza individuale è lacerata dalla legge del giorno (ordine, chiarezza, ecc.) e la passione per la notte (la parte più profonda, che mette in discussione le certezze della legge del giorno). Questo perché non ci accontentiamo di essere meramente rappresentanti del divenire degli eventi, ma vogliamo dare spazio a un sentire non mediato da ‘ragioni’, di qualsiasi tipo. Questo perché riconosciamo, sì oscuramente, che questo sentire ha una sua ragion d’essere. Esistere pienamente significa tenerne conto. Nelle neuroscienze, nelle scienze umane, nelle filosofie contemporanee si è da tempo superato il dualismo ragione-passioni. Deve essere ben chiaro che deve esserci una logica specificatamente filosofica che onori questo superamento. La logica filosofica inoltre (non la logica formale!), si incarna, si deve incarnare, nella vita dell’uomo-filosofo, che sconta il pegno del peso delle passioni forse più di altri. Ma si può, anzi si deve, anche dire che sono le passioni a dover scontare il peso della razionalità. Lo spazio dove è più evidente il coinvolgimento della ragione e delle passioni è nell’ambito della comunicazione, nell’incontro con l’altro, nella intersoggettività. Questa spinta, inevitabile, alla prassi, apre alla dimensione etica. Abbiamo seguito però un’antropologia minima dove abbiamo delineato gli aspetti che riteniamo essenziali della comunicazione. Ma questo non significa che rinunciamo all’orizzonte etico. Nella comunicazione la ragionevolezza ci deve aiutare a capire e distinguere non solo il vero e il falso ma anche ciò che è giusto e ciò che non è giusto. La dialettica che si presenta all’orizzonte dovrebbe quindi essere quella del vero-buono e del giusto-falso. L’intelligenza emotiva, o comunque si voglia chiamare, è la virtù indispensabile che dobbiamo allenare nella intersoggettività, dopo averla giustificata a livello teoretico

Salvatore Fricano

Commenti (1)

Sintesi belle e, specie per chi non c’era, molto utili
Grazie!!!

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